Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 20 - Dharma Numbers
Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 20 - Dharma Numbers: Esplora i significati dei "numeri del Dharma" e la loro rilevanza
Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, nella sua ventesima sezione, ci introduce a un aspetto particolare e spesso enigmatico degli insegnamenti buddhisti: i "numeri del Dharma". Questi elenchi e classificazioni, come i tre corpi e le quattro saggezze, le otto comprensioni e i sei poteri soprannaturali, non sono mere enumerazioni dogmatiche, ma piuttosto delle mappe concettuali che guidano il praticante verso una comprensione più profonda della mente illuminata e della realtà. La loro origine è spesso legata alla trasmissione orale degli insegnamenti, rendendoli strumenti mnemonici e strutturali per una dottrina complessa.
La strofa specifica dello Shodoka recita: "I tre corpi e le quattro saggezze si realizzano pienamente nel suo corpo; le otto comprensioni e i sei poteri sovrannaturali sono impressi in fondo alla sua mente". Questo verso suggerisce che queste qualità non sono da acquisire esternamente, ma sono già presenti intrinsecamente nel praticante che realizza la vera natura.
Approfondiamo i concetti menzionati:
I Tre Corpi del Buddha (Trikaya)
La dottrina del Trikaya descrive le diverse dimensioni o "corpi" di un Buddha illuminato:
- Dharmakaya (Corpo Assoluto): Rappresenta la verità ultima, la coscienza cosmica che è al di là di ogni concetto, forma e ragione. È la realtà non manifestata, la fonte di tutti i fenomeni.
- Sambhogakaya (Corpo di Fruizioni/Ricompensa): È il corpo di godimento, il risultato di una pratica completa e perfetta del bodhisattva. Simboleggia una saggezza superiore, che trascende la comprensione umana ordinaria, e si manifesta in regni puri.
- Nirmanakaya (Corpo di Trasformazione/Manifestazione): La forma concreta e terrena con cui un Buddha appare in questa dimensione per beneficiare gli esseri senzienti, come il Buddha storico Shakyamuni.
In una rilettura più profonda, specialmente nella tradizione Zen come interpretato da Huineng, il Sesto Patriarca, i tre corpi non sono entità separate ma aspetti della nostra stessa natura e delle nostre azioni quotidiane: il Dharmakaya come la nostra vera natura intrinseca, il Sambhogakaya come la nostra saggezza purificata che emerge dalla pratica, e il Nirmanakaya come i nostri pensieri, parole e azioni che si manifestano nel mondo.
Le Quattro Saggezze
Queste sono intuizioni e comprensioni che emergono con la pratica:
- Saggezza della Meravigliosa Osservazione: È una comprensione intuitiva, una sensibilità affinata che permette di percepire la realtà in modo diretto e non concettuale, notando le sfumature e le interconnessioni al di là delle apparenze superficiali.
- Comprensione dell'Eguaglianza (o Equanimità): La visione che ci fa comprendere che non siamo speciali e che tutti gli altri esseri sono altrettanto importanti e interconnessi. Elimina l'arroganza e il senso di separazione.
- Comprensione che Raggiunge gli Obiettivi: La saggezza pratica che porta a risultati concreti e abili nell'agire nel mondo, senza sforzo o calcolo. È la capacità di manifestare il Dharma attraverso azioni efficaci e appropriate.
- Comprensione del Grande Specchio Rotondo: La comprensione dell'assoluto, della perfezione fondamentale del Dharma. È la mente che riflette ogni cosa senza distorsione, come uno specchio immacolato, comprendendo la natura vuota e interdipendente di tutti i fenomeni.
Le Otto Comprensioni (o Liberazioni)
Queste sono qualità della mente che conducono alla liberazione dagli attaccamenti, sia corporei che incorporei. Rappresentano diversi stadi di purificazione della mente, in cui si abbandona l'identificazione con i desideri, le forme e le passioni, giungendo a uno stato di profonda pace e distacco. La liberazione, in questo senso, è l'assenza di nomi, di definizioni, di categorizzazioni che ci imprigionano.
I Sei Poteri Soprannaturali
Tradizionalmente, questi includono la vista divina, l'udito divino, la conoscenza dei pensieri altrui, la conoscenza delle vite precedenti, il potere di apparire ovunque e il potere di distruggere le impurità. Nello Shodoka, e in una lettura più pratica dello Zen, questi poteri non sono intesi come abilità magiche, ma come metafore di una mente altamente affinata e liberata. Ad esempio, la "vista divina" potrebbe essere la capacità di osservare i propri attaccamenti, l'"udito divino" l'ascolto profondo del silenzio interiore, e il "potere di distruggere le impurità" la capacità di illuminare e dissolvere le proprie illusioni attraverso la pratica dello Zazen.
In sintesi, i "numeri del Dharma" nello Shodoka non sono formule da imparare a memoria, ma indicazioni per la pratica. Essi non rappresentano qualità da acquisire o coltivare come qualcosa di esterno, ma piuttosto tesori del corpo e della mente che si realizzano pienamente e sono già presenti intrinsecamente nella mente di chi pratica Zazen con uno spirito disinteressato (musotoku). La pratica dello Zazen permette di incarnare i tre corpi del Buddha e di realizzare le quattro saggezze, le otto comprensioni e i sei poteri, rivelando la nostra vera natura illuminata.