Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 11 - Chiedi alla Marionetta!
Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, ci lancia una provocazione profonda nella sua undicesima sezione: "Chiedi alla Marionetta!" Questa esortazione, apparentemente enigmatica, è in realtà un invito diretto a interrogare le nostre illusioni e a confrontarci con la natura illusoria dell'esistenza stessa. Yoka Daishi ci spinge a guardare oltre le apparenze e a riconoscere chi (o cosa) muove veramente i fili della nostra vita.
Il verso dello Shodoka ci suggerisce che, spesso, viviamo come marionette mosse da forze che non comprendiamo appieno. Queste forze non sono necessariamente esterne, ma risiedono nelle nostre illusioni, nei nostri attaccamenti e nelle nostre credenze radicate. Siamo controllati dai nostri desideri, dalle nostre paure, dalle nostre abitudini mentali, e persino dalla nostra percezione di un "io" separato e permanente. La domanda "Chiedi alla Marionetta!" è un invito a riflettere: chi è che controlla? Sono io che agisco liberamente, o sono le mie illusioni a guidare le mie azioni?
La Natura Illusoria dell'Esistenza
Nel Buddismo Zen, la realtà non è come appare ai nostri sensi condizionati. Tutto ciò che percepiamo come solido e indipendente è, in verità, impermanente e interconnesso. Questa è la dottrina della vacuità (shunyata): i fenomeni non hanno un'esistenza intrinseca o separata, ma sorgono e si dissolvono in una rete di cause e condizioni. La "marionetta" rappresenta proprio questa esistenza fenomenica, che pur sembrando concreta, è priva di una propria entità autonoma.
Interrogare la marionetta significa indagare la natura del sé. Siamo davvero l'ego che crediamo di essere? O siamo qualcosa di più vasto, di più fluido, di meno definito? La pratica Zen ci invita a disidentificarci dalle nostre narrazioni personali, dai nostri ruoli sociali, dalle nostre emozioni fluttuanti. Quando ci chiediamo "chi sono io?", la risposta non è un nome o una professione, ma la consapevolezza stessa che osserva.
Liberarsi dalle Illusioni
Il punto cruciale è riconoscere che la marionetta, seppur appaia viva, non ha una volontà propria. È mossa da fili. Similmente, siamo spesso mossi da fili invisibili:
- Le tre radici del male: avidità, odio e ignoranza. Queste sono le vere forze che ci spingono a reagire in modi che ci causano sofferenza.
- I nostri condizionamenti karmici: abitudini e schemi di comportamento che si sono consolidati nel tempo.
- Le aspettative esterne e le norme sociali che assorbiamo senza metterle in discussione.
Chiedere alla marionetta significa mettere in discussione queste influenze. Significa interrogare le nostre illusioni più profonde: l'illusione di separazione, l'illusione di permanenza, l'illusione di un controllo assoluto. Solo riconoscendo che siamo mossi, possiamo iniziare a spezzare i fili.
Il Ruolo della Pratica Zen
La pratica dello Zazen, la meditazione seduta del Buddismo Zen, è lo strumento per questa indagine profonda. Nello Zazen, ci sediamo e osserviamo il flusso dei pensieri, delle emozioni e delle sensazioni. Invece di identificarci con essi, impariamo a vederli come fenomeni transitori, come la marionetta che si muove. Non siamo il pensiero che ci attraversa, né l'emozione che sorge. Siamo la consapevolezza che osserva.
Attraverso questa osservazione non giudicante, iniziamo a lasciar andare la nostra presa su ciò che crediamo di essere. I fili che ci legavano iniziano ad allentarsi, e emerge una libertà e una spontaneità che non avevamo mai sperimentato prima. Non si tratta di annullare il sé, ma di trascendere l'illusione di un sé separato.
In definitiva, il verso "Chiedi alla Marionetta!" dello Shodoka è un potente invito all'auto-indagine. Ci esorta a risvegliarci alla vera natura della nostra esistenza, riconoscendo le illusioni che ci tengono prigionieri. È un appello a non accettare passivamente ciò che ci viene presentato, ma a indagare con coraggio e sincerità. Solo attraverso questa ricerca profonda possiamo scoprire chi siamo veramente e liberarci dalla danza della marionetta, manifestando la nostra intrinseca natura di Buddha.