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Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 23 - Critiche e calunnie: dolce nettare

Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, ci offre una prospettiva radicalmente trasformativa nella sua ventitreesima sezione: Critiche e calunnie: dolce nettare. Invece di considerare le critiche e le calunnie come veleni da evitare, Yoka Daishi ci invita a vederle come un dolce nettare, un nutrimento essenziale per la nostra crescita spirituale. Questa visione non è un invito al masochismo o all'indifferenza, ma una profonda comprensione della natura della realtà e del potere trasformativo della pazienza e della compassione.

Il verso dello Shodoka ci ricorda che l'ascolto delle critiche e delle calunnie è come ascoltare il suono di un'eco. L'eco non ha una sostanza propria; è semplicemente il riflesso del nostro stesso suono. Allo stesso modo, le critiche e le calunnie non hanno un potere intrinseco di ferirci. Il loro impatto dipende dalla nostra reazione. Se ci arrabbiamo, ci sentiamo offesi o cerchiamo di difenderci, diamo potere alle parole altrui e ci avveleniamo con la nostra stessa rabbia.

La vera saggezza, secondo Yoka Daishi, risiede nella capacità di accogliere le critiche e le calunnie con equanimità. Non significa approvarle o accettarle come verità, ma osservarle con distacco, senza lasciarci sopraffare dalle emozioni. È come gustare un nettare dolce: possiamo apprezzarne il sapore senza lasciarci intossicare.

Le critiche e le calunnie, paradossalmente, possono diventare un catalizzatore per la nostra crescita spirituale. Ci offrono l'opportunità di esaminare le nostre vulnerabilità, di mettere in discussione le nostre certezze e di rafforzare la nostra pazienza e la nostra compassione. Ci spingono a confrontarci con le nostre ombre, con le nostre paure e con i nostri attaccamenti.

La pratica dello Zazen, la meditazione seduta del Buddismo Zen, è uno strumento fondamentale per trasformare le critiche e le calunnie in "dolce nettare". Attraverso lo Zazen, impariamo a osservare i nostri pensieri e le nostre emozioni senza giudicarli o identificarci con essi. Impariamo a lasciar andare la nostra presa sul mondo condizionato, a rilassarci nella consapevolezza del momento presente. In questo spazio di silenzio e di presenza, possiamo iniziare a percepire la vera natura della mente, che è al di là di ogni offesa.

La vera forza non risiede nella capacità di difendersi o di contrattaccare, ma nella capacità di mantenere la calma di fronte alle avversità. È la pazienza dell'Asceta Nin-Niku, che, pur subendo le torture più atroci, non cedette mai alla rabbia o al risentimento. È la compassione del bodhisattva, che vede in ogni essere, anche nel suo aguzzino, un essere sofferente che ha bisogno di amore e di comprensione.

In definitiva, lo Shodoka ci invita a trasformare la nostra percezione delle critiche e delle calunnie. Non sono un ostacolo al nostro cammino spirituale, ma un'opportunità per crescere, per approfondire la nostra pratica e per manifestare la nostra vera natura di Buddha. Sono un "dolce nettare" che, se assaporato con saggezza, può nutrire la nostra anima e condurci alla liberazione.