Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 24 - Al di là di Amico e Nemico
Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, nella sua ventiquattresima sezione, ci invita a una riflessione profonda sulla necessità di superare la dualità tra amico e nemico. Questa distinzione, profondamente radicata nella nostra mente, è una delle principali cause di sofferenza e di conflitto. Yoka Daishi ci esorta a trascendere questa dicotomia per raggiungere una visione imparziale e una compassione universale.
Il verso dello Shodoka ci ricorda che la mente che discrimina tra amico e nemico è una mente limitata e confusa. Questa mente è paragonabile a un serpente che, incapace di orientarsi, si avvelena da solo. La rabbia e l'odio, alimentati dalla distinzione tra amico e nemico, sono veleni che distruggono la nostra pace interiore e ci allontanano dalla vera natura del Dharma.
La vera saggezza, secondo Yoka Daishi, risiede nella capacità di vedere al di là delle apparenze e di riconoscere l'interconnessione di tutti gli esseri. Ogni essere, anche il più ostile, è parte di un'unica realtà e possiede la stessa natura di Buddha che risiede in noi. La distinzione tra amico e nemico è una costruzione mentale, una proiezione delle nostre paure e dei nostri desideri.
Superare questa dualità non significa negare la realtà delle relazioni umane, ma trasformare il nostro modo di percepirle. Non significa diventare indifferenti o passivi, ma agire con compassione e saggezza in ogni situazione. Significa riconoscere che anche il nostro "nemico" è un essere sofferente, che agisce spinto dalle proprie illusioni e dai propri condizionamenti.
La pratica dello Zazen, la meditazione seduta del Buddismo Zen, è uno strumento fondamentale per coltivare questa visione imparziale. Attraverso lo Zazen, impariamo a osservare i nostri pensieri e le nostre emozioni senza giudicarli o identificarci con essi. Impariamo a lasciar andare la nostra presa sul mondo condizionato, a rilassarci nella consapevolezza del momento presente. In questo spazio di silenzio e di presenza, possiamo iniziare a percepire la vera natura della mente, che è al di là di ogni dualità.
La vera compassione non è un sentimento selettivo, rivolto solo a coloro che consideriamo "amici". È un amore universale che abbraccia tutti gli esseri, senza distinzioni. È la capacità di comprendere la sofferenza altrui e di agire per alleviarla, anche quando questa sofferenza è causata da qualcuno che percepiamo come "nemico".
In definitiva, lo Shodoka ci invita a trasformare la nostra percezione della realtà, superando la dualità tra amico e nemico. Ci esorta a coltivare la compassione universale, riconoscendo la sacralità intrinseca di ogni essere. Ci ricorda che la vera libertà non si trova nell'odio o nella vendetta, ma nella comprensione profonda della nostra interconnessione con tutti gli esseri.