Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 26 - Leoni, Elefanti, Draghi
Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, utilizza immagini potenti e evocative nella sua ventiseiesima sezione: leoni, elefanti e draghi. Questi animali, carichi di simbolismo in diverse culture, assumono un significato specifico nel contesto buddhista, rappresentando la forza, la saggezza e la natura della mente illuminata.
Il leone, spesso chiamato "re della foresta", è un simbolo di coraggio, potenza e maestà. Nel Buddismo, il ruggito del leone (simhanada in sanscrito) è una metafora per la proclamazione audace del Dharma, la verità liberatrice. Rappresenta la forza interiore del praticante che, avendo superato le paure e i dubbi, può condividere la sua realizzazione con gli altri. Il leone è anche associato alla disciplina e alla concentrazione, qualità essenziali per la meditazione.
L'elefante, con la sua mole imponente e la sua intelligenza, simboleggia la stabilità, la pazienza e la saggezza. La sua forza controllata rappresenta la capacità di affrontare le difficoltà con calma e determinazione. L'elefante bianco, in particolare, è un simbolo di purezza e di potere spirituale, spesso associato al Buddha stesso. Nel Buddismo Zen, l'elefante rappresenta anche la mente che, una volta addomesticata attraverso la pratica, diventa uno strumento potente per la liberazione.
Il drago, una creatura mitica presente in molte culture orientali, è un simbolo complesso e multiforme. In generale, rappresenta la forza primordiale, l' energia vitale e la trasformazione. Nel Buddismo, il drago può simboleggiare sia le forze distruttive che ostacolano il cammino spirituale, sia la potenza trasformatrice della saggezza. Il drago è spesso associato alla conoscenza e alla percezione profonda, alla capacità di vedere al di là delle apparenze.
Nello Shodoka, questi animali non sono semplici ornamenti poetici, ma guide per comprendere la natura della mente illuminata. La mente illuminata possiede la forza del leone, la saggezza e la stabilità dell'elefante, e la potenza trasformatrice del drago. È una mente che ha superato le paure e i dubbi, che ha addomesticato le proprie emozioni, e che è capace di vedere la realtà nella sua interezza.
Il verso dello Shodoka ci invita a risvegliare queste qualità dentro di noi. Non si tratta di imitare letteralmente il comportamento di questi animali, ma di coltivare le loro virtù a livello interiore. Dobbiamo sviluppare il coraggio di affrontare le sfide della vita, la pazienza di perseverare nel cammino spirituale, e la saggezza di comprendere la vera natura della realtà.
In definitiva, leoni, elefanti e draghi nello Shodoka sono metafore per le potenzialità che risiedono in ogni essere umano. Sono un invito a risvegliare la nostra forza interiore, a coltivare la saggezza e a trasformare la nostra mente in uno strumento di liberazione. Sono un promemoria che la natura illuminata è già presente in noi, e che la via per realizzarla è quella di percorrere il cammino con coraggio, pazienza e profonda consapevolezza.