Skip to main content

Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 30 Quante volte nascere? Quante volte morire?

Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 30 - Quante volte nascere? Quante volte morire?

Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, ci pone una domanda fondamentale nella sua trentesima sezione: "Quante volte nascere? Quante volte morire?" Questa domanda non è un invito alla disperazione di fronte alla ciclicità apparentemente infinita di nascita e morte, ma piuttosto un'esplorazione profonda della loro interconnessione e della possibilità di trascenderle. Yoka Daishi non cerca risposte quantitative, ma ci guida verso una comprensione che va oltre la mera successione temporale degli eventi.

Il verso dello Shodoka ci invita a riconoscere che il corpo, con le sue funzioni e i suoi organi, è intrinsecamente legato alla natura del Dharma, la realtà ultima. Il corpo non è un'entità separata e indipendente, ma una manifestazione della stessa forza vitale che permea l'intero universo. La natura del Dharma, in questa prospettiva, non è qualcosa di esterno o trascendente, ma la realtà immanente che si manifesta in ogni aspetto della nostra esistenza, inclusi la nascita e la morte.

La domanda "quante volte nascere? Quante volte morire?" ci spinge a considerare la continuità tra questi due eventi. La nascita non è un inizio assoluto, né la morte una fine definitiva. Ogni momento della nostra vita è una nascita e una morte costanti. I nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre sensazioni, nascono e muoiono in continuazione. Il corpo stesso è in un continuo processo di cambiamento, con cellule che nascono e muoiono incessantemente. Questa impermanenza è una caratteristica fondamentale della nostra esistenza condizionata.

Tuttavia, lo Shodoka ci invita a non fermarci a questa osservazione della ciclicità. La vera comprensione non è nel contare le nascite e le morti, ma nel trascendere questa dualità. La domanda non è "quante volte?", ma come possiamo liberarci dalla prigione di questa continua nascita e morte. La risposta, secondo Yoka Daishi, risiede nella realizzazione della natura del Dharma, nella comprensione che la nostra vera essenza è al di là di ogni nascita e di ogni morte.

Questa trascendenza non implica una negazione della realtà della nascita e della morte. Non si tratta di ignorare o sopprimere la sofferenza legata a questi eventi. Piuttosto, significa cambiare la nostra prospettiva, riconoscendo che la nostra vera identità non è limitata al corpo e alla mente, che sono soggetti al cambiamento. La nostra vera essenza è la natura del Dharma, che è immutabile, eterna e al di là di ogni dualità.

La pratica dello Zazen, la meditazione seduta del Buddismo Zen, è uno strumento fondamentale per realizzare questa comprensione. Attraverso lo Zazen, impariamo a osservare i nostri pensieri e le nostre emozioni senza giudicarli o identificarci con essi. Impariamo a lasciar andare la nostra presa sul mondo condizionato, a rilassarci nella consapevolezza del momento presente. In questo spazio di silenzio e di presenza, possiamo iniziare a percepire la natura del Dharma, la realtà non nata e non morta che è sempre presente, al di là del flusso incessante dei fenomeni.

La domanda "quante volte nascere? quante volte morire?" ci invita, in definitiva, a vivere pienamente ogni momento, riconoscendo la sua unicità e la sua irripetibilità. Ogni respiro, ogni passo, ogni incontro è una nascita e una morte in miniatura. Vivere con questa consapevolezza significa apprezzare la vita in tutta la sua fragilità e transitorietà, senza aggrapparsi ad essa, ma anche senza fuggirla. Significa abbracciare la totalità dell'esperienza umana, con le sue gioie e i suoi dolori, sapendo che la nostra vera essenza è al di là di ogni nascita e di ogni morte.