Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 31 - Comprendere la Non-nascita
Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 31 - Comprendere la Non-nascita
Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, ci guida verso uno dei concetti più fondamentali e liberatori del Buddismo Zen: la non-nascita (anutpada in sanscrito, fushō o mu in giapponese). Questa comprensione non è una mera speculazione filosofica, ma una realizzazione profonda che, come suggerisce il testo, ci libera dalla preoccupazione per onori e disgrazie, lodi e insulti, felicità e dispiacere. È l'essenza della vera libertà spirituale.
La non-nascita è il fulcro dell'incontro tra Yoka Daishi e il Sesto Patriarca Huineng, un momento cruciale nella storia del Buddismo Zen. Yoka, noto per la sua profonda intelligenza, enfatizzò l'urgenza di risolvere il problema della nascita e della morte. Huineng, con la sua saggezza diretta, lo invitò a sperimentare la non-nascita/non-morte, indicandogli la via per trascendere ogni distinzione dualistica che intrappola la mente. La non-nascita non è l'assenza di nascita, ma la comprensione che nulla ha un'origine separata e indipendente. Tutte le cose sorgono in relazione e dipendenza, e in questa interconnessione si rivela la loro natura non nata e quindi non-peritura.
Questo concetto di anutpada è centrale nel Buddismo Mahayana fin dalle sue origini, distinguendosi dall'enfasi del Buddismo delle origini sulla "produzione condizionata" (pratītyasamutpāda). Mentre la produzione condizionata spiega come tutti i fenomeni sorgono e si dissolvono in un ciclo di cause ed effetti, la non-nascita porta questa comprensione al suo culmine: se tutto è interdipendente e privo di una propria natura inerente, allora nulla nasce o muore in senso assoluto. La non-nascita viene così fatta coincidere con la realtà ultima, la vacuità (shunyata). Non si tratta di un nulla vuoto, ma della pienezza dell'essere che trascende ogni categorizzazione e ogni attaccamento concettuale.
Il famoso koan di Joshu sul cane e la natura di Buddha, con la sua enigmatica risposta "Mu" (no/nulla), è profondamente collegato al concetto di non-nascita (fushō). "Mu" non è una semplice negazione binaria. È piuttosto un puntatore all'essenza della natura di Buddha stessa, un punto di accesso a una realtà che trascende gli opposti, inclusi quelli di "nascita" e "non-nascita". La sillaba sanscrita "A", nel Buddismo Shingon, è un altro potente simbolo della non-nascita. Considerata l'essenza del Buddha cosmico Mahavairochana e del Dharmakaya (il corpo assoluto del Buddha), "A" è una particella negativa che veicola l'idea dell'inesistenza di un'origine separata, invitando a una meditazione profonda sulla natura non nata della realtà.
Filosofi Mahayana come Nagarjuna hanno esplorato la non-nascita in modo sistematico. Nelle sue opere, egli fa coincidere il "non nato" con l'originazione dipendente, dimostrando che tutte le cose, essendo generate da qualcos'altro, rivelano una generazione continua senza inizio né fine. Questa generazione ininterrotta è la realtà ultima, libera da ogni fissazione su un punto di partenza o di arrivo.
Il maestro Zen Bankei Yotaku (1622-1693) ha reso il concetto di non-nascita (o "mente non nata del Buddha") straordinariamente vivido e accessibile. Bankei affermava che la comprensione di questa mente non nata è tutto ciò di cui si ha bisogno e che, una volta realizzata la non-nascita, non è più necessario parlare di non-morte. Egli stesso la sperimentò in un'esperienza di pre-morte dovuta alla tubercolosi, realizzando che "tutte le cose sono perfettamente risolte nel non nato".
Per Bankei, la mente non nata non è un concetto astratto, ma una realtà concreta e operativa nella vita quotidiana. Realizzarla significa "fare le faccende della vita quotidiana con tutte le proprie energie", senza essere disturbati da altre emozioni o pensieri. È la capacità di agire pienamente nel presente, senza farsi deviare dalle preoccupazioni passate o future. Bankei offriva una "prova" pratica dell'esistenza di questa mente non nata: il fatto che sentiamo i rumori circostanti (uccelli, mercanti, tosse) senza intenzione o sforzo. Questo dimostra che la mente non nata agisce naturalmente, organizzando ogni cosa senza il bisogno del nostro intervento conscio o del nostro controllo.
Affidarsi a questa mente non nata significa accettare tutto ciò che arriva, lodi o biasimo, senza attaccamento o repulsione. È una liberazione dalle reazioni condizionate della mente dualistica, un'apertura incondizionata all'esperienza così com'è. Comprendere la non-nascita, quindi, non è un esercizio intellettuale, ma una profonda trasformazione della nostra percezione della realtà, che ci permette di vivere con una libertà e una pace che trascendono ogni onore o disgrazia.