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Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 32 - Ritirarsi tra montagne Profonde

Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, nella sua trentaduesima sezione, ci invita a una profonda riflessione sul significato del "ritiro tra montagne profonde". Questa immagine non si riferisce necessariamente a un allontanamento fisico dal mondo, ma piuttosto a un ritiro interiore, a una ricerca di profondità spirituale che può essere coltivata anche nel cuore della vita quotidiana. È un invito a trovare uno spazio di silenzio e di contemplazione dentro di noi, un luogo dove possiamo ascoltare la voce della nostra vera natura, al di là del rumore e delle distrazioni del mondo esterno.

Il verso dello Shodoka ci esorta a non cercare la vera illuminazione attraverso lo studio di un'ampia varietà di testi e dottrine. L'accumulo di conoscenze intellettuali, pur essendo utile in alcuni contesti, può diventare un ostacolo alla comprensione diretta della realtà. La vera saggezza non risiede in una vasta biblioteca, ma nella capacità di penetrare l'essenza delle cose, di andare al di là delle parole e dei concetti. È come cercare l'acqua non in un fiume in piena, ma in una sorgente profonda, nascosta tra le montagne.

Il ritiro tra montagne profonde, quindi, è una metafora per la pratica della meditazione, in particolare lo Zazen, la meditazione seduta del Buddismo Zen. Zazen non è una tecnica per raggiungere uno stato alterato di coscienza, né un metodo per ottenere benefici o meriti. È, piuttosto, un ritorno a casa, un immergersi nella profondità del proprio essere. È un sedersi in silenzio, lasciando andare i pensieri e le emozioni, senza giudicarli o cercare di controllarli. In questo silenzio interiore, si può iniziare a percepire la vera natura della mente, che è già perfetta e completa, come una montagna maestosa e imperturbabile.

La montagna, in questa metafora, rappresenta la stabilità, la quiete e la profondità. È un luogo dove il vento e la pioggia non possono intaccare la sua essenza. Allo stesso modo, il ritiro interiore ci permette di trovare un punto di riferimento dentro di noi, una base solida da cui affrontare le sfide della vita. Non si tratta di fuggire dal mondo, ma di trovare un centro in noi stessi, un luogo di pace che possiamo portare con noi ovunque andiamo.

Il ritiro tra montagne profonde è anche un invito a semplificare la propria vita, a liberarsi dagli attaccamenti e dalle dipendenze. Il maestro Dogen Zenji, fondatore della scuola Soto Zen in Giappone, sottolineava l'importanza di una vita semplice e frugale, in armonia con la natura. Questa semplicità non è una rinuncia al mondo, ma un modo per concentrarsi sull'essenziale, per non disperdere le proprie energie in attività inutili.

La pratica del ritiro interiore, quindi, non è un'attività da relegare a momenti specifici, ma un modo di vivere. Significa portare la consapevolezza in ogni azione, in ogni momento della giornata. Significa essere presenti a ciò che si fa, senza lasciarsi trascinare dai pensieri e dalle emozioni. Significa trovare la profondità spirituale non in un luogo lontano, ma nel cuore stesso della propria esistenza.

In definitiva, "ritirarsi tra montagne profonde" è un invito a scoprire la montagna dentro di noi, la fonte inesauribile di saggezza e di pace che risiede nel profondo del nostro essere. Non è una fuga dal mondo, ma un modo per vivere nel mondo con maggiore consapevolezza, equilibrio e compassione. È un invito a riconoscere la bellezza e la sacralità di ogni istante, a trovare la profondità non in un luogo lontano, ma nel cuore stesso della nostra esistenza.