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Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 34 - Tirare frecce al cielo

Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, ci offre una metafora potente e illuminante nella sezione 34: "Tirare frecce al cielo". Questa immagine evoca immediatamente un senso di futilità o di azione senza scopo apparente, ma nel contesto degli insegnamenti del Buddismo Zen, essa rivela una profonda saggezza sul significato di agire senza aspettative e sulla necessità di lasciare andare il controllo sui risultati. È un invito a esplorare il vero spirito del dono e dell'azione disinteressata, purificando le nostre intenzioni da ogni forma di attaccamento.

Il verso dello Shodoka ci esorta a considerare la natura del dono (fusé in giapponese). Un dono praticato con uno scopo, che sia il desiderio di rinascere in un paradiso o di accumulare meriti per un beneficio futuro, è paragonabile a scoccare una freccia verso il cielo vuoto. Questa azione, pur sembrando virtuosa, non produce risultati duraturi in termini di vera liberazione. L'enfasi è posta sulla motivazione dietro l'azione: se essa è contaminata da aspettative egoistiche o da un calcolo di ricompensa, il suo impatto sulla nostra crescita spirituale è limitato, come una freccia che si perde nell'immensità, senza raggiungere un bersaglio significativo.

Nel Buddismo, l'idea dell'acquisizione dei meriti attraverso azioni buone è un concetto radicato, specialmente attraverso atti di generosità verso il sangha (la comunità monastica), spesso considerata un "campo di meriti". Rinascere nella dimensione dei Deva (semidei) è talvolta citato come il merito più elevato raggiungibile. Anche le sei Paramita del bodhisattva – dono, etica, pazienza, retto sforzo, meditazione e saggezza – sono tradizionalmente viste come generatrici di meriti. Tuttavia, la saggezza dello Shodoka ci spinge oltre questa prospettiva di acquisizione. Le sei dimensioni di esistenza nel Buddismo – inferno, spiriti affamati, animali, esseri umani, Asura (spiriti combattenti) e Deva – sono tutte, in ultima analisi, dimensioni di sofferenza nel ciclo delle rinascite (samsara). Agire con lo scopo di migliorare la propria posizione in una di queste dimensioni, sebbene comprensibile, significa rimanere all'interno della prigione del samsara.

La pratica laica in Oriente spesso si è concentrata sul sostegno alla comunità monastica e al tempio, attraverso offerte, pulizia e donazioni, a volte con l'intenzione di avere il proprio nome iscritto per un beneficio futuro. Questa è una forma di generosità lodevole, ma la riflessione del "tirare frecce al cielo" ci invita a esaminare le motivazioni più profonde dietro tali azioni. Siamo veramente disinteressati, o c'è un desiderio, anche sottile, di riconoscimento, di auto-definizione o di un qualche tipo di ricompensa? Un maestro Zen ha osservato che ogni cosa buona fatta dagli esseri umani può essere considerata "male" se si è attaccati al risultato, suggerendo che la vera umiltà deriva dal riconoscimento dei propri errori e dall'abbandono dell'attaccamento.

La lezione centrale dello Shodoka in questo contesto è la necessità di purificare il cuore, andando oltre le categorie dualistiche e i condizionamenti mentali. Ciò risuona con insegnamenti chiave come quelli del Sutra del Diamante, che enfatizza l'offerta di doni senza essere legati al concepimento di un oggetto del pensiero o alle forme. Tutte le caratteristiche, comprese quelle che attribuiamo al "bene" o al "merito", sono intrinsecamente vuote e false se ci si aggrappa a esse.

Il maestro Dogen, figura centrale del Buddismo Zen giapponese, ha esplorato in profondità il concetto di dono nelle sue "Quattro azioni benefiche del Bodhisattva": dono, linguaggio amorevole, azione benefica e azione identitaria. Dogen definisce il vero dono come l'offerta di qualcosa che si sta per gettare via a qualcuno che non è consapevole di averne bisogno. Questa definizione radicale spoglia il dono di ogni traccia di egoismo o superiorità. Egli afferma che il dono più puro è l'universo stesso che si offre attraverso di noi, e che la pratica della generosità è la pratica dell'universo che mette in atto ogni azione.

In conclusione, la metafora del "tirare frecce al cielo" nello Shodoka ci invita a un atto di generosità radicale: donare senza aspettative, senza la speranza di un ritorno, senza il desiderio di un riconoscimento. Significa agire con un cuore genuino, spogliandosi del proprio protagonismo e riconoscendo che ogni azione è una manifestazione dell'universo stesso. Quando si agisce in questo modo, liberandosi dal controllo e dall'attaccamento ai risultati, si trascende la logica della freccia che cade e si entra nella libertà sconfinata della vera natura del Buddha.