Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 5 - Non esiste più né l'uomo, né la Legge
Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, ci conduce a una comprensione rivoluzionaria nella sua quinta sezione: "Non esiste più né l'uomo, né la Legge". Questo verso non nega l'esistenza del mondo o dell'individuo, ma ci invita a trascendere le dualità tra soggetto e oggetto, tra "io" e "altro", e tra noi stessi e le leggi o dottrine, per realizzare una unità profonda.
Il verso dello Shodoka ci ricorda che la nostra mente ordinaria tende a separare e a categorizzare la realtà. Creiamo distinzioni tra "noi" e il "mondo esterno", tra "noi" e gli "altri", tra ciò che è "giusto" e ciò che è "sbagliato". Questa divisione è la radice della sofferenza, perché ci porta a identificarci con un "io" separato e a percepire il mondo come qualcosa di esterno e minaccioso.
La Legge qui non si riferisce solo alle leggi umane, ma anche alle leggi del Dharma, alle dottrine e agli insegnamenti buddhisti stessi. Anche questi, pur essendo strumenti preziosi per il cammino spirituale, possono diventare un ostacolo se ci attacchiamo ad essi rigidamente, trasformandoli in dogmi.
Oltrepassare queste distinzioni non significa negare la loro esistenza relativa, ma riconoscere la loro natura illusoria. Significa comprendere che la nostra vera essenza è interconnessa con tutto ciò che esiste. Non siamo entità separate e indipendenti, ma parte di un unico flusso di energia e di consapevolezza.
La pratica dello Zazen, la meditazione seduta del Buddismo Zen, è lo strumento fondamentale per realizzare questa unità. Attraverso lo Zazen, impariamo a osservare i nostri pensieri e le nostre emozioni senza giudicarli o identificarci con essi. Impariamo a lasciar andare la nostra presa sul mondo condizionato, a rilassarci nella consapevolezza del momento presente. In questo spazio di silenzio e di presenza, possiamo iniziare a percepire la vera natura della mente, che è al di là di ogni concetto e di ogni dualità.
In definitiva, lo Shodoka ci invita a liberarci dalla prigione della dualità, a riconoscere la nostra unità con tutti gli esseri e con l'intero universo. Ci esorta a vivere con compassione e saggezza, abbandonando ogni attaccamento all'ego e alle nostre proiezioni mentali. Ci ricorda che la vera liberazione non si trova nella separazione, ma nell' unione con il tutto.