Lo Shodoka, il Canto del Risveglio, di Yoka Daishi 8 - Nè perdita, nè guadagno
Lo Shodoka, il "Canto del Risveglio" di Yoka Daishi, nella sua ottava sezione, ci introduce a un concetto profondo e liberatorio: "Nè perdita, nè guadagno". Questa affermazione va oltre la semplice accettazione delle vicissitudini della vita; è un invito a trascendere le dualità che la mente ordinaria crea, per realizzare una condizione di perfezione assoluta e pace dove concetti come errore, felicità, perdita o guadagno non hanno più presa. In questo stato, non c'è più nulla da cercare, poiché tutto è già compiuto.
Trascendere le Dualità
Il cuore di questo insegnamento risiede nella capacità di muoversi al di là delle tensioni generate dalle polarità opposte. La mente umana è costantemente impegnata a categorizzare l'esperienza in coppie di opposti: buono/cattivo, bello/brutto, successo/fallimento, felicità/infelicità, guadagno/perdita. Questa continua oscillazione, questa incessante ricerca di ciò che è "buono" e avversione per ciò che è "cattivo", è la radice della frustrazione e della sofferenza (samsara). La pratica non mira ad acquisire felicità o guadagno, ma a raggiungere uno stato in cui queste tensioni e questa incessante ricerca semplicemente si dissolvono.
La Natura del Desiderio e dell'Ego
Questa insoddisfazione e frustrazione cronica derivano dai nostri schemi mentali che attribuiscono valore solo alla felicità e al guadagno, rigettando l'infelicità e la perdita. Siamo costantemente impegnati in un paragone con gli altri, desiderando più denaro, più fama, più saggezza. Questo desiderio (trishna) è l'attività compulsiva dell'ego, un'entità che non è mai soddisfatta e cerca incessantemente di accumulare e definirsi attraverso ciò che possiede o raggiunge. È un ciclo vizioso che ci lega alla sofferenza.
Nirvana: Oltre la Dualità
Il concetto di "nè perdita, nè guadagno" è strettamente legato alla comprensione del Nirvana. Nel Buddismo Mahayana, il Nirvana non è una mera estinzione, ma una realizzazione della vera natura. Vengono distinte diverse accezioni di Nirvana:
- Uo Nehan (Nirvana con residuo): Si riferisce allo stato di un illuminato che, pur avendo realizzato il Nirvana, possiede ancora un corpo e una mente, e quindi può ancora sperimentare la sofferenza relativa. Il Buddha stesso, pur illuminato, esperiva sensazioni fisiche e stanchezza.
- Muo Nehan (Nirvana senza residuo): Indica una completa liberazione dal ciclo di rinascita, un'estinzione delle afflizioni e dei cinque aggregati (corpo, sensazioni, percezioni, formazioni mentali, coscienza) alla morte fisica.
- Muo Jū Nehan (Nirvana del non-dimorare): Questa è la dimensione del bodhisattva, colui che, pur avendo realizzato la liberazione, sceglie di non dimorare né nel Samsara (ciclo di nascita e morte) né nel Nirvana assoluto. Il bodhisattva rimane simultaneamente nel mondo, abbracciando sia la perdita che il guadagno, la felicità e l'infelicità, ma rimanendo libero e non attaccato a queste dualità. Questo è il Nirvana pienamente realizzato, che abbraccia ogni aspetto dell'esistenza senza discriminazione.
Accettare Ogni Aspetto della Vita
La vera pace e la realizzazione si trovano nell'accettazione incondizionata di tutti gli aspetti della vita. Come illustrato dalla poesia di Ryōkan sulle foglie d'acero che cadono mostrando sia il fronte che il retro, la vita presenta gioie e paure, punti di forza e debolezze. La comprensione che queste dualità sono inseparabili e l'abbraccio di entrambi i lati della nostra esistenza sono essenziali.
Infine, "non cercare nulla" non significa apatia o mancanza di motivazione, ma piuttosto abbracciare tutto ciò che la vita offre senza discriminazione. Questo atteggiamento apre il cuore alla compassione verso sé stessi e verso gli altri, permettendo alla mente di riposare nella sua intrinseca perfezione, al di là di ogni concetto di perdita o guadagno. È la libertà di essere pienamente presenti, senza le aspettative e le paure che ci legano al ciclo della sofferenza.