Due Sentieri, Un'Unica Vetta
Quando ci si avventura nel vasto paesaggio dello Zen giapponese, si incontrano due sentieri principali, tracciati da due maestri immensi: la scuola Rinzai e la scuola Sōtō. A prima vista possono sembrare diverse, quasi opposte. Ma è importante ricordare che entrambe puntano alla stessa, identica vetta: il risveglio alla nostra vera natura.
Non si tratta di stabilire quale sia "migliore". Si tratta di comprendere i diversi "metodi di scalata" che propongono, ognuno adatto a temperamenti diversi. Vediamo insieme, con rispetto e curiosità, le caratteristiche di queste due nobili vie.
L'Approccio Rinzai: Lo Shock del Risveglio
La scuola Rinzai, portata in Giappone dal maestro Eisai, è spesso associata a un'energia più dinamica e vigorosa. Il suo obiettivo è provocare un'esperienza di risveglio improvviso, un lampo di comprensione chiamato Kensho o Satori.
Il suo strumento principale per raggiungere questo scopo è il Koan. Un koan non è un indovinello, ma una domanda o una storia paradossale e illogica che viene data dal maestro all'allievo (l'esempio più famoso è: "Qual è il suono di una sola mano che applaude?"). Lo scopo del koan non è trovare una risposta razionale, ma esaurire la mente concettuale. È come una porta a cui non servono chiavi, ma una spallata decisa. L'allievo medita (zazen) sul koan, lottando con esso finché la mente, esausta, non "cede" e si apre a un'intuizione diretta, non verbale.
La pratica Rinzai può essere intensa, quasi marziale, e la relazione con il maestro (roshi) è fondamentale per guidare l'allievo attraverso la frustrazione del koan.
L'Approccio Sōtō: La Pratica della Realizzazione
La scuola Sōtō, portata in Giappone dal maestro Dōgen, ha un sapore diverso, spesso descritto come più quieto e graduale. Al cuore della via Sōtō c'è una delle idee più radicali e profonde di tutto lo Zen: la pratica stessa è già illuminazione.
Non si medita per ottenere il risveglio. Si medita perché sedersi in zazen è già la piena manifestazione della nostra natura di Buddha, qui e ora.
Lo strumento principale è lo Shikantaza, che significa "semplicemente sedersi". Non c'è un koan su cui lavorare. L'istruzione è quella di sedersi in una postura stabile e attenta, e lasciare che i pensieri sorgano e passino senza aggrapparvisi e senza rifiutarli, tornando costantemente alla pura consapevolezza del momento presente. Non si tratta di forzare una porta, ma di sedersi abbastanza a lungo e in silenzio da accorgersi che è sempre stata aperta.
La pratica Sōtō enfatizza la costanza, la pazienza e l'integrazione della consapevolezza in ogni attività della vita quotidiana.
Una Tabella per Chiarire le Idee
Quale Scegliere?
Non esiste una via "giusta" per tutti. È una questione di temperamento. Alcune persone hanno bisogno della scossa intellettuale e della sfida del koan per rompere i propri schemi mentali. Altre trovano la loro via nella quiete profonda e nella fiducia radicale dello shikantaza. Entrambi i sentieri portano a casa.
Al Centro Zen Anshin, il nostro lignaggio segue il sentiero quieto e diretto tracciato dal Maestro Dōgen. Abbiamo scelto la via del Sōtō Zen perché troviamo che la pratica dello shikantaza sia un insegnamento di immensa semplicità, profondità e fiducia nella nostra capacità innata di essere presenti.
Questa analisi comparativa è un approfondimento della nostra guida principale. Per ricollegare le scuole alla storia e all'essenza dello Zen, puoi tornare indietro.
➡️ [Torna alla guida su Buddhismo Zen (Soto Zen) (link al Pillar 5)]
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