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Nirodha: La Promessa del Buddha sulla Fine della Sofferenza

L'Orizzonte Oltre la Tempesta

 

Nei nostri discorsi precedenti, abbiamo avuto il coraggio di guardare la tempesta: abbiamo visto le onde dell'insoddisfazione (Dukkha) e abbiamo capito che sono alimentate dai venti della nostra brama (Samudaya). A questo punto, è naturale sentirsi un po' smarriti, quasi persi in mare.

Ma è proprio qui che il Buddha ci prende per mano e ci invita a guardare l'orizzonte. E ci mostra che, oltre la tempesta, non c'è il nulla. C'è un porto sicuro, c'è la calma. Questa è la Terza Nobile Verità, Nirodha, la buona notizia che illumina tutto il percorso.

 

Cosa Significa Esattamente "Nirodha"?

 

La parola in lingua Pali, Nirodha, significa letteralmente "cessazione", "estinzione", "contenimento". Ma cosa cessa esattamente?

Non cessa la vita. Non cessano le emozioni. Non cessiamo di esistere.

Ciò che cessa è la causa della sofferenza. Cessa quella "sete" insaziabile, quella brama compulsiva (Taṇhā) che abbiamo esplorato. E quando la causa viene sradicata, naturalmente anche l'effetto – l'insoddisfazione cronica, il Dukkha – svanisce.

È un principio logico e profondo: se smetti di gettare legna sul fuoco, prima o poi il fuoco si spegne. Nirodha è la verità che ci dice che il fuoco della nostra sofferenza può essere spento. Lo stato che ne risulta è conosciuto con un nome tanto famoso quanto frainteso: Nirvana.

 

Nirvana: Cosa NON È (Sgombriamo il Campo)

 

Parliamoci chiaro. Quando in Occidente sentiamo la parola "Nirvana", la nostra mente corre a immagini spesso sbagliate. È importante capire prima cosa non è, per poi poterne intuire il sapore.

  • Non è un paradiso celeste: Non è un luogo fisico dove si va dopo la morte, pieno di angeli o piaceri eterni. Il Buddhismo non parla di un'anima immortale che trasloca in un posto migliore.

  • Non è l'annientamento: Non significa scomparire nel nulla o perdere la propria individualità. L'obiettivo non è l'auto-distruzione.

  • Non è uno stato di apatia: Non è un'esistenza vuota, senza emozioni o sentimenti. Anzi, è uno stato di estrema sensibilità e lucidità, libero però dall'attaccamento che rende le emozioni dolorose.

Queste sono proiezioni della nostra mente, che cerca di capire un concetto "altro" usando categorie familiari. Ma il Nirvana sfugge a queste etichette.

 

Come Possiamo Immaginare il Nirvana?

 

Dato che è uno stato che trascende le parole, il Buddha stesso usava delle metafore per indicarlo. Come un dito che punta alla luna, queste immagini ci aiutano a guardare nella direzione giusta.

  • L'estinzione di una fiamma: Questa è la metafora classica. Le fiamme che si estinguono sono quelle dell'avidità, dell'odio e dell'ignoranza. Quando il combustibile (la brama) finisce, il fuoco della sofferenza si placa.

  • La frescura dopo la febbre: Immaginate il sollievo, la pace e la chiarezza che si provano quando una febbre alta finalmente passa. Il Nirvana è quella "frescura" mentale.

  • La libertà del prigioniero: È la liberazione dalle catene del nostro condizionamento, dalle reazioni automatiche di attaccamento e avversione. È una libertà mentale incrollabile.

  • La pace suprema: È uno stato di equilibrio, serenità e pace che non dipende dalle circostanze esterne. Non è la felicità effimera di un successo, ma una gioia calma e stabile che sorge dall'interno.

 

La Promessa Radicale: È Possibile Qui e Ora

 

Forse l'aspetto più rivoluzionario di Nirodha è questo: il Nirvana non è un obiettivo irraggiungibile o riservato a pochi eletti dopo la morte. È una possibilità concreta, da sperimentare in questa stessa vita.

Ogni volta che lasciamo andare un piccolo attaccamento, ogni volta che rispondiamo con pazienza invece che con rabbia, ogni volta che osserviamo un desiderio sorgere e passare senza esserne schiavi, stiamo assaggiando un piccolo "sorso" di Nirvana.

La pratica buddhista è un allenamento graduale a indebolire la presa di Taṇhā, permettendo alla nostra natura intrinsecamente calma e chiara di emergere.

Nirodha è la verità che ci dice che la pace non è qualcosa da costruire, ma qualcosa da svelare, liberandola dalla polvere dell'abitudine e dell'attaccamento. È la prognosi che ci assicura che la cura esiste ed è efficace. E questo ci porta naturalmente all'ultima, fondamentale domanda: qual è la cura? Qual è il sentiero da percorrere?


Aver compreso che la liberazione è possibile ci dà la motivazione per camminare. Per scoprire qual è il sentiero pratico che il Buddha ha tracciato, puoi continuare l'esplorazione nella nostra guida principale.

➡️ Le Quattro Nobili Verità e l'Ottuplice Sentiero: La Mappa Buddhista per la Felicità

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Vipassana

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