La Domanda Fondamentale: Chi si Libera?
Siamo arrivati a un punto cruciale, quasi un paradosso. Abbiamo detto che il Nirvana è la liberazione dalla sofferenza e la fine del ciclo del Samsara. Ma in altri discorsi abbiamo anche accennato al concetto di Anatta, ovvero l'assenza di un'anima o di un "io" (sé) fisso e permanente.
Allora la domanda sorge spontanea e ci lascia un po' spiazzati: se non c'è un "sé", chi è che si libera? Chi è che raggiunge il Nirvana?
Questa domanda ci porta dritti al cuore della relazione profonda tra questi due concetti. Capire questo legame significa capire il meccanismo stesso della liberazione buddhista.
Un Passo Indietro: Cos'è Anatta?
Ricordiamolo brevemente. Anatta (o Anatman in sanscrito) è l'insegnamento secondo cui non esiste un'entità centrale, solida e immutabile che possiamo chiamare "io" o "anima". Quello che percepiamo come il nostro "sé" è in realtà un aggregato di cinque processi in continuo mutamento: corpo, sensazioni, percezioni, formazioni mentali e coscienza.
Siamo un processo, non una cosa. Un fiume, non una statua. Questa non è una teoria filosofica astratta, ma qualcosa che si può osservare direttamente attraverso la pratica della consapevolezza.
Il "Sé" come Fabbrica di Dukkha
Ora colleghiamo i puntini. Perché soffriamo? Soffriamo perché passiamo la nostra intera esistenza a compiere un lavoro estenuante: quello di proteggere, difendere e gratificare questo "io" che crediamo di essere.
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Creiamo un forte senso di "io sono": "Io sono intelligente", "io sono timido", "io sono un buon praticante".
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Da questo, creiamo un senso di "mio": "Il mio corpo", "le mie emozioni", "la mia reputazione", "le mie opinioni".
Il problema è che tutto questo è impermanente. Il nostro corpo invecchia, le nostre emozioni cambiano, la nostra reputazione viene messa in discussione, le nostre opinioni vengono contraddette. E ogni volta che questo accade, l' "io" si sente minacciato e soffre. La sofferenza è il lavoro a tempo pieno del nostro ego. È lui che si attacca, è lui che prova avversione, è lui che si sente ferito.
Vedere Anatta: Tagliare le Radici della Sofferenza
Cosa succede quando, attraverso la pratica e l'intuizione profonda, iniziamo a vedere che questo "io" a cui siamo così legati non è poi così solido come pensavamo? Cosa succede quando realizziamo che è solo un'abitudine mentale, un costrutto?
Succede qualcosa di miracoloso. La radice stessa dell'attaccamento viene tagliata.
Se non c'è un "sé" fisso da difendere, chi si sentirà offeso? Se non c'è un "sé" permanente da gratificare, quale brama potrà sorgere? Se non c'è un "sé" da temere per la sua fine, quale paura potrà avere presa?
Vedere Anatta è la spada della saggezza che recide le radici dei Tre Fuochi:
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L'Avidità non ha più un "io" per cui desiderare.
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L'Odio non ha più un "io" da difendere dall'altro.
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L'Illusione (l'idea stessa di un "io" separato) viene dissolta dalla luce della saggezza.
Nirvana: La Pace che Emerge Quando l'"Io" si Rilassa
Ora possiamo rispondere alla nostra domanda iniziale.
Non c'è un "chi" che si libera e raggiunge il Nirvana.
Il Nirvana è semplicemente lo stato naturale di pace, chiarezza e libertà che si manifesta quando la stressante e faticosa illusione di un "sé" da proteggere si dissolve.
Non è che "io" entro nel Nirvana. È che quando l'identificazione con l'"io" cessa, ciò che rimane è il Nirvana. È la fine del fardello. È la fine del lavoro estenuante di dover essere "qualcuno". È la pace che sorge quando smettiamo di lottare contro la natura fluida e interconnessa della realtà.
Comprendere Anatta non è una perdita, come potrebbe sembrare all'ego. È la libertà suprema. La libertà di essere, finalmente, semplicemente un processo meraviglioso e interdipendente, in armonia con tutto ciò che esiste.
Questa riflessione sul legame tra Nirvana e Non-Sé completa la nostra esplorazione della meta finale. Per avere una visione d'insieme, puoi sempre tornare alla nostra guida principale.
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