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Cosa Vuol Dire Buddhismo Zen? Una Spiegazione Semplice

Non un Sapere, ma un Vedere

Spesso, quando si cerca di definire lo Zen, si usano tante parole: è una scuola di Buddhismo Mahayana, è una filosofia, è una disciplina... Tutto vero, ma nessuna di queste definizioni ne cattura il cuore. Se dovessi usare una sola immagine, direi questa: lo Zen è la differenza tra leggere la ricetta di una torta e assaggiarne una fetta.

Mentre molte tradizioni spirituali si basano sullo studio approfondito dei testi e sulla fede, lo Zen dice: "Certo, i libri sono utili, sono la ricetta. Ma finché non assaggi tu stesso la torta, non saprai mai com'è veramente". Lo Zen è radicalmente focalizzato sull'esperienza diretta, sul "vedere" la natura della realtà in prima persona, non sul "sapere" cosa altri hanno detto al riguardo.

Ma come si fa ad "assaggiare" la realtà? Attraverso la pratica fondamentale che è il cuore di tutto.

Il Cuore della Pratica: Zazen (La Meditazione Seduta)

Tutto nello Zen inizia e finisce con lo Zazen. "Za" significa "sedersi" e "Zen" significa "meditazione". Zazen è la pratica di sedersi in immobilità e silenzio, con una postura stabile e dignitosa, e portare l'attenzione al momento presente.

Cosa si fa mentre si è seduti? Nella tradizione Sōtō Zen, la pratica principale è lo shikantaza, che si può tradurre come "semplicemente sedersi". Non si cerca di ottenere qualcosa. Non si cerca di raggiungere stati speciali, di avere visioni o di "svuotare la mente".

Ci si siede e basta. Si osserva il respiro che entra ed esce. Si osservano i pensieri che sorgono e passano, come nuvole nel cielo, senza aggrapparsi a essi e senza scacciarli. Si diventa testimoni silenziosi del flusso della propria mente. È una pratica di radicale fiducia e accettazione del momento presente, così com'è.

I Principi Chiave che Definiscono lo Zen

Dalla pratica dello Zazen emergono alcuni principi che sono il "sapore" unico dello Zen:

  • Mente di Principiante (Shoshin): È l'invito ad avvicinarsi a ogni momento (e a ogni seduta di meditazione) con la stessa curiosità e apertura di un principiante, liberi dai preconcetti e dall'arroganza di chi "sa già tutto".

  • Non-Dualità: Lo Zen ci aiuta a vedere che la separazione che percepiamo tra "me" e "il resto del mondo" è un'illusione. L'osservatore e l'osservato sono un'unica realtà. Siamo come un'onda nell'oceano: appariamo separati, ma la nostra vera natura è quella dell'intero oceano.

  • La Pratica nella Vita Quotidiana: Lo Zen non vive solo sul cuscino di meditazione. Ogni azione può diventare una pratica. Lavare i piatti, bere una tazza di tè, camminare, lavorare. Se compiuta con totale presenza e attenzione, ogni attività è Zazen.

Cosa NON è lo Zen (Sfatare i Miti Comuni)

È altrettanto importante capire cosa lo Zen non è, per evitare di cadere in trappole comuni:

  • Non è "svuotare la mente": Non si può forzare la mente a non pensare. Lo Zen ci insegna a non essere schiavi dei nostri pensieri, che è molto diverso.

  • Non è cercare il relax: La pace e il rilassamento possono essere un piacevole effetto collaterale della pratica, ma non sono lo scopo. Lo scopo è il risveglio, vedere la realtà chiaramente, anche quando non è "rilassante".

  • Non è una fuga dalla vita: Al contrario, è un modo per immergersi nella vita più profondamente che mai, per essere presenti a tutto, sia al bello che al brutto, con equilibrio e stabilità.

Oltre il Cuscino: Il Significato delle Forme nello Zen

 

Molte persone che vengono a provare la meditazione nel nostro Centro rimangono perplesse di fronte agli aspetti formali della pratica Zen. Lunghi abiti neri, regole di comportamento, gesti precisi, suoni di campane e offerte di incenso a delle statue. È comprensibile che queste forme possano generare un senso di disagio o la domanda: "Perché non limitarsi alla pura e semplice meditazione, senza tutte queste sovrastrutture?".

La risposta è che lo Zen è, sì, Zazen (meditazione seduta), una pratica universale. Ma le Forme e i Rituali che la tradizione ci trasmette non sono decorazioni superflue: sono esse stesse pratica. Arricchiscono e approfondiscono lo Zazen, riportando tutto a due concetti fondamentali: Zanshin (lo spirito del gesto, compiuto con totale presenza) e Wago (l'armonia, specialmente all'interno della comunità di pratica, il Sangha).

Le Forme dello Zen, se vissute correttamente, hanno lo scopo di rendere armoniosa la nostra mente, il nostro corpo e la nostra pratica collettiva.

  • Gli abiti scuri e lunghi non sono una divisa, ma un aiuto. Contribuiscono a creare un senso di concentrazione, pacificando le distrazioni create dai colori sgargianti e dalle forme del corpo.

  • I suoni di campane o legni scandiscono i momenti della pratica senza usare parole, custodendo il silenzio. Le loro vibrazioni parlano un linguaggio che il corpo recepisce direttamente, senza passare dal filtro della mente razionale.

  • L'offerta dell'incenso e gli inchini ci aprono a una dimensione che va oltre il nostro piccolo ego. Quando ci inchiniamo, non riceviamo nulla in cambio; è un gesto di pura gratuità e gratitudine verso la Natura di Buddha, il potenziale di risveglio che pervade l'universo.

  • Cantare i Sutra è una pratica di generosità. L'energia che si crea con la recitazione dei testi della Verità viene dedicata al benessere e al Risveglio di tutti gli esseri. Lo sforzo per creare un canto armonioso ci porta al di là del nostro essere autocentrati.

  • Cucire e indossare il Rakusu e il Kesa (le piccole e grandi vesti della tradizione che simboleggiano i precetti) è un modo per riconnettersi concretamente alla linea di trasmissione del Buddha e dei Maestri.

  • Assumere i pasti in modo formale è un'espressione di gratitudine per l'infinita interconnessione dell'universo che ci porta il cibo, permettendoci di continuare sulla Via.

Ogni forma, quindi, non è un formalismo vuoto, ma un'opportunità per praticare la consapevolezza, la gratitudine e l'armonia, trasformando ogni singolo gesto della nostra vita in meditazione.

Un Invito a Sedersi

 

In definitiva, lo Zen è un invito. Un invito a fermarsi. A sedersi. A incontrare sé stessi, senza filtri e senza scuse. È un percorso diretto, essenziale e incredibilmente trasformativo, che ci riporta costantemente alla verità più semplice e più profonda: tutto ciò che cerchiamo è già qui, in questo preciso istante.


Questa è solo un'introduzione. Per capire come questa via si è evoluta nel tempo, puoi leggere anche:

➡️ Cosa Vuol Dire Buddhismo Zen? Una Spiegazione Semplice

➡️ Buddhismo Zen (Soto Zen): Guida a Essenza, Storia e Pratica

➡️ L'Importanza del Lignaggio Zen: Il Filo d'Oro che ci Guida

 

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La felicità è un modo per vivere in armonia con se stessi e con gli altri.

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Questa sessione è dedicata al cuore della nostra pratica: lo Zazen, la meditazione seduta. È un'opportunità per lasciare fuori il rumore del mondo e tornare al silenzio del momento presente.

Insieme, come Sangha, creiamo lo spazio e l'energia per sostenere il nostro cammino. La pratica include tipicamente due periodi di meditazione seduta, intervallati da Kinhin (meditazione camminata) per risvegliare il corpo, e si conclude con il canto della cerimonia, un modo per dedicare i meriti della nostra pratica a tutti gli esseri.

Questo appuntamento è aperto a tutti, sia ai principianti che desiderano costruire una solida base, sia ai praticanti esperti che vogliono approfondire la propria stabilità e chiarezza mentale.

Vi invitiamo a unirvi a noi per coltivare insieme la quiete.

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